L'idea è molto semplice

Non hai tempo di cercare un meccanico, allora è il meccanico a venire da te, così mentre tu sei al lavoro o studi, qualcuno ti ripara la bicicletta e quando scendi in strada devi solo salirci sopra e ricominciare a pedalare. Telefono 377 2886018
Mail:edera007@gmail.com

martedì 20 marzo 2012


I cancelli dell'asilo aprono puntualmente alle 10,30. Oggi non è giorno di asilo, ma i genitori hanno deciso di ritrovarsi in giardino per riparare il parco bici dei bambini.
Io e Michele siamo stati ingaggiati per supervisionare l'attività che coinvolgerà genitori e bambini. Venti minuti dopo il cortile brulica di una trentina di mostrobimbi accompagnati da genitori e nonni che per l'occasione si sono portati da casa di attrezzi e chiavi per la manutenzione delle piccole astronavi.
Come al solito con i bambini tutto è più semplice, quando cominciamo a tirar fuori dalla tettoia le biciclette loro son già li a far domande, prendere chiavi e spostare biciclette.
Michele mi presenta ai  genitori che non avendomi mai visto potrebbero preoccuparsi e chiedere chi sia quel giorvane che parla con i loro figli. Fatte le prentazioni partiamo con lo smontaggio di una delle tante biciclette bucate. Una camera d'aria gonfia, fuori dal copertone è sempre motivo di grande divertimento, i bimbi la stritolano, l'arrotolano, la lanciano in aria.
A noi grandi tocca di dare un minimo di ordine e spieghiami ai bimbi che  per  trovare il buco bisogn immerge la camera d'aria nel lavadino del cortile e cercare di capire dove sia  il buco.
Dopo due operazioni la metà dei bimbi è quasi fradicia e i genitori partono a cambiare magliette, calzini e pantoloncini. I Bimbi controllano le camere d'aria e i genitori tirano fuori il guardaroba..Sembra che si divertano anche  loro
" Matteo guarda che non hai più cambi, stai lontano dall'aqua"!
Dopo una ventina di minuti mi siedo a fumare una sigaretta su una panchina per nani.
Mi si siede al finco una bimbettina con i capelli riccioluti e biondi, quasi mi si attacca al fianco.
" Io oggi faccio cinque anni " Apre la mano, si volta a guardare la mamma che annuisce
" Si cinque, cinque. Oggi ci vieni alla mia festa di comleanno"
" Bello avere cinque anni, e senti un po ma tu come ti chiami" " Martina, faccio cinque anni oggi"
Si strofina un po su mio fianco, sorride, mi alza il braccio e un attimo dopo me la ritrovo in braccio a darmi bacetti sulla barba".
" Ci vieni alla mia festa " "Certo Martina, ma dimmi un poco , gli annii li fai anche oggi pomeriggio o solo stamattina"?
Martina si volta a guardare la mamma che sorride e lei subito capisce che la sto prendendo in giro, e giu una carezza sulla barba.
Dopo circa due ore i bimbi son praticamente tutti fradici, ed io mi sento il cuore pieno di gioia.

lunedì 5 marzo 2012


Buone notizie per il mondo dei ciclisti.

Per la fine del mese insieme a due amici daremo vita ad un nuovo laboratorio di biciclette.
Ci troverete in corso Regina angolo via Montebello, a pochi passi dalla ciclo officina che ho aperto nell'estaate scorsa con mio fratello.
Io mi occuperò esclusivamente della formazione professionale e tecnica deel laboratorio e i mie amici dopo il tempo necessario per aquisire la giusta autonomia continueranno da soli.
E' il destino che mi sono scelto quello del contadino senza raccolto: seminare e lasciare raccogliere agli altri. Mi piace questa giusta distanza fra le cose, mi piace aiutare a far nascere le cose, i proge.
Amici d'infanzia a cui volentieri voglio dare una mano per quello che sarà un punto di riferimento per il quartiere Vanchigliia.





domenica 4 dicembre 2011

Si torna in strada.



Terminata la collaborazione con mio fratello Alberto. Diversi modi di intendere il lavoro, il rapporto con le persone, velocità elevate che non mi consente di lavorare con la giusta velocità: la lentezza.
" C'è un mare che si muove sotterraneo che ha che fare con la bicicletta, ma solo alcuni sentono il suono delle onde"
Nessun fallimento, solo percorsi che vanno in direzioni differenti e con differenti destini. Non mi trovo a mio agio in una scatola a "Produrre" riparazioni, non era questo il mio intento, quello di riprodurre il meccanismo lavorativo che in precedenza ed ancor oggi ammala le vite di molti.
Sono per la lentezza. Dopo una riparazione amo ancora sentire il suono delle sfere dei mozzi scorrere su se stesse. Dà un certo godimento verere la ruota di una bicicletta piazzata sul cavalletto a cui dai un giro ed avere la sensazione che non smetta più di girare, ad certo punto poi sembra volersi fermare  ed invece ti tocca ancora attendere che smetta di dondolare su se stessa: piccoli movimenti quasi impercettibili. A quel punto ti rendi conto che la regola del silenzio ( John Cage ), e cioè che il silenzio non esiste ,vale anche per la bicicletta: " la bicicletta non è mai ferma anche quando appare immobile" Le camere d'aria si muovono, si sgonfiano, i cuscinetto si essestano, i telai raccongono polvere e imprigionano la ruggine"
Credo non si dovrebbe mai dire di aver lasciato la bicicletta "ferma" in cantina o in cortile ma piuttosto " L'ho lasciata" in cortile, in cantina; e senza che ce ne si accorga lei continua comunque a muoversi.


 

venerdì 12 agosto 2011

Graziella TI AMO




Una chiave da otto, una da nove, una da dieci, un'altra ancora da undici, molto più raramente la chiave da dodici, molto più spesso quella da tredici per il bulloni delle ruote e per la sella. Una pinza un cacciavite piatto. Ecco realizzata la mia prima cicloOfficina all'età di tredici anni, tredici come la chiave della sella e delle ruote della Graziella.
Per quanto mi sforzi di ricordare, non ricordo la mia prima bicicletta, e neppure la prima che rubai.
Non ho mai portato la bicicletta da un ciclista e quando lo facevo pretendevo di restare li a guardare, poi facevo domande, un sacco di domande e ad un certo punto Franco il ciclista si decise a spiegarmi come si riparavano le biciclette, i trucchi e le regole assolute che regolano gli equilibri di una bicicletta. Gli costava meno spiegarmi come riparare una bicicletta che avermi fra i piedi tutto il tempo.
Ancora oggi a distanza di trent'anni non ho ancora compreso le ragioni di quella passione, credo che abbia a che fare con il desiderio di autonomia, di non dipendere dai grandi, e questo mi basta.
Quello che non ho definitivamente messo a fuoco, che fatico ancora a descrivere, ha a che fare con quel sottile piacere di afferrare una chiave da otto, e serrare un dato: vestire un dado con la chiave giusta, dare un paio di giri, arrivare a fine corsa e poi serrare con un ultimo colpo il dado al bullone; poco più di un millimetro di corsa. Svestire il dado dalla chiave e godersi quella sensazione rassicurante di aver fatto quella cosa bene, e di averla fatta io.
Il passaggio dal dado da otto a quello da diciassette, passando da quello da quindici è immediato, ogni dato ha un compito ben preciso e spesso compie sempre la stessa funzione per il resto della sua carriera, ogni dado e bullone hanno la propria incrollabile vocazione.
Il dado che serra il cavo dei freni, quello piatto per la registrazione dei coni delle ruote al cui interno sono alloggiate le sfere che garantiscono la corretta scorrevolezza delle ruote.
La bicicletta è come una sorta di alveare, ogni ape ha la sua funzione, ad ogni parte meccanica viene assegnato un compito, non ci sono vacanze, ferie, contributi, non si va in pensione. Le biciclette, non si innamorano, non soffrono. Fanno innamorare e quando lo fanno lo fanno veramente bene. Possono avere un nome, uno o più colori e possono avere diversi amanti.
Non soffrono se le abbandoni, invecchiano senza lamentarsi, e poi sanno risorgere meglio di un Cristo.
Non hanno padroni. Le rubano di continuo!
Ora capisco un pochino meglio.
Le biciclette vivono senza morire, seducono senza soffrire, regalano paesaggi, non ti rinfacciano nulla e nulla chiedono. Sono specchi in cui riflettersi. Un dado dei freni serrato male ti porta oltre il punto in cui avresti voluto fermarti, una gomma sgonfia ti porta in quel punto affaticato al punto da non goderti la meta.
E' una questione di dadi e atmosfere giuste.